giovedì 3 novembre 2011

Realtà e finzione (seconda parte)

Proseguiamo il ragionamento del precedente post e concentriamoci sul secondo aspetto del problema: individuare il senso della musica nel cinema che non "rappresenta" la realtà, ma "è" realtà, e mi riferisco al cinema documentario.


E' corretto, dal punto di vista est(etico), che la musica apporti quel "di più", quel contenuto emotivo ed esterno, che inevitabilmente crea nello spettatore suggestioni e condizionamenti al limite tra il consapevole e il subliminale? In questo caso la mano del musicista, o del regista che la sceglie e la applica, aggiunge una componente che in origine, nella realtà che si vuole rappresentare, non esiste. Ovviamente questo vale anche per le inquadrature e per il montaggio, ma questi sono elementi indispensabili e costitutivi del linguaggio utilizzato, e molto spesso "trasparenti" per lo spettatore. La musica, a causa della sua peculiarità percettiva, ha un impatto molto più profondo nell'immaginario dell'essere umano, e possiede una forza evocativa ed emotiva che può essere potente quanto e forse più della stessa immagine.


L'argomento è complesso e ne parleremo ancora; se avete delle opinioni al proposito, o esperienze personali, siamo curiosi di conoscerle.

martedì 1 novembre 2011

Realtà e finzione (prima parte)

Entriamo nel merito del rapporto tra musica e realtà. Un interessante argomento riguarda la loro "compatibilità". Ci riferiamo in questo caso all'aspetto estetico del comporre (oppure, dal punto di vista del regista o del montatore, di "applicare") musica per l'immagine.


Il film e la fiction, per loro stessa natura, raccontano delle storie. Per quanto queste possano essere veritiere, o siano addirittura ricostruzioni più o meno fedeli di eventi realmente accaduti, la narrazione e il coinvolgimento emotivo dello spettatore sono incentrati su vicende che "rappresentano" la realtà, sono soggetti, e poi sceneggiature, trasposti sullo schermo.


La funzione della musica in questo contesto è ugualmente narrativa, pur nella infinità di interpretazioni che si possono dare a questo termine. La musica accompagna la storia, ne costituisce riferimento espressivo, ne enfatizza i momenti più significativi, aggiunge o toglie ritmo alla narrazione, diventa elemento costitutivo e (quasi) indispensabile.


Chi fosse interessato ad approfondire l'argomento "musica per film" troverà ottimi saggi, anche in italiano, di Sergio Miceli (Musica per film, Ricordi-LIM, Milano-Lucca 2009), di T.W. Adorno - H. Eisler (La musica per film, Newton Compton, Roma 1975) e di altri studiosi molto più autorevoli di me.


Nella seconda pare del post faremo il confronto con la "realtà" della musica nel cinema documentario.

lunedì 31 ottobre 2011

Acrostici

Cosa ha a che fare l'acrostico con la musica e con la realtà? Lo vedremo tra poco... intanto cosa è un acrostico? a parte gli enigmisti incalliti pochi lo sapranno con esattezza.
L'acrostico è una parola ottenuta dalle iniziali di altre (akro-parte iniziale, e stichos-verso) come il famoso W VERDI di risorgimentale memoria (W Vittorio Emanuele Re D'Italia), ed ecco il primo riferimento musico-reale...
Un altro celebre acrostico musicale (in questo caso sillabico) lo dobbiamo a Guido d'Arezzo, il monaco vissuto nell'undicesimo secolo che con l'invenzione del sistema degli esacordi diede l'avvio alla notazione musicale moderna. Il sistema degli esacordi era basato su un espediente mnemonico, un acrostico costruito sulle note di un inno a San Giovanni. L'inno recitava:

UT queant laxis REsonare fibris
MIra gestorum FAmuli tuorum
SOLve polluti LAbii reatum
Sancte Iohannes


da cui i nomi delle note che tutti conosciamo. UT è poi stato sostituito da DO, a sua volta sillaba iniziale di DOmine.
Divertenti i versi che Arrigo Boito scrisse nel 1882 per l'inaugurazione del monumento a Guido d'Arezzo: 

UTil di Guido REgola superna,
MIsuratrice FAcile de' suoni,
SOLenne or tu LAude a te stessa intuoni;
SIllaba eterna!

Torneremo a scrivere di acrostici, perché possono offrire spunti interessanti per la composizione.

Introduzione

Benvenuti in questo blog, che parla di musica e realtà.

Tutti sanno in linea di massima che cosa sia la musica, sebbene pochi (in Italia pochissimi) ne conoscano il linguaggio, la storia, l'estetica. Ognuno ne fa esperienza diretta fin dalla nascita, anzi sembra che in periodo pre-natale si riescano addirittura a percepire e a distinguere suoni ed armonie.
In maniera altrettanto pacifica tutti conosciamo la realtà, sebbene questo termine, a ben pensarci, non abbia un significato così scontato. Basti pensare come ognuno di noi veda gli accadimenti di tutti i giorni e se ne faccia un'opinione personale per verificare immediatamente che esistono tante realtà quanti esseri più o meno pensanti. Tot capita, tot sententiae, sentenziavano (appunto) i nostri padri... si può dire allora Tot capita, tot res (o veritates... non esiste una parola latina che traduca appieno "realtà"), ma allora se esistono tante realtà è come se non ne esistesse nessuna...
Non voglio divagare troppo; attraverso il blog cercherò di affrontare il rapporto tra musica e realtà, nelle loro varie accezioni e quindi lasciando spazio alle più ampie possibilità di interpretazione. Si parlerà principalmente di musica per l'immagine (è il mio lavoro...) ma si parlerà anche dei diritti del musicista, di rispetto per la creatività e di tanti altri argomenti riguardanti la musica nel suo insieme e nel suo aspetto teorico e concreto, con continui riferimenti alla pratica e all'attualità musicale.
Il blog è aperto a ogni contributo e suggerimento, e vi sarò grato se vorrete condividere esperienze, riflessioni e opinioni.

"L'Arte è la percezione dei misteri dell'irrazionale attraverso mezzi razionali."
Vladimir Nabokov
Opinioni forti, 1973