Qualcuno tra i lettori con i capelli grigi ricorderà le leggendarie partite di calcio, per lo più amichevoli, dal titolo epico e dal fascino irresistibile: Italia - Resto del Mondo oppure Italia - Resto d'Europa, in cui pareva che la supremazia del football internazionale si giocasse in un'unica, irripetibile occasione in cui si radunava nell'ettaro scarso del terreno verde il gotha mondiale o europeo dell'arte pallonara...
Il titolo di questo post deriva da quelle esaltanti serate, e dal confronto del clima musicale in Italia e nel Resto del Mondo. A questo proposito tutt'altro che esaltanti sono le considerazioni che scaturiscono dalla lettura di un sito molto interessante che vi invito a visitare: Film Music Magazine.
Il sito, in lingua inglese, tratta di musica per l'immagine (nel senso più ampio possibile) e riporta interviste, news e, cosa che ha attirato la mia curiosità, "FILM and TV MUSIC JOB LISTING", una lista di proposte di lavoro in cui si richiedono compositori di musica per film (di medio budget), per libri per bambini, per show televisivi, fino alla richiesta di musiche per library di PM (Production Music).
Il Resto del Mondo ha sete di musica, e il compositore, magari giovane e alle prime esperienze, ha modo di testare la propria abilità misurandosi con piccole e medie produzioni che gli danno una possibilità, uno spazio creativo con un compenso sacrosantemente riconosciuto.
E l'Italia? Che prospettive ha il giovane compositore che si affaccia sul mondo musicale italiano, magari della musica per l'immagine?
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venerdì 4 novembre 2011
Italia - Resto del Mondo
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giovedì 3 novembre 2011
Realtà e finzione (seconda parte)
Proseguiamo il ragionamento del precedente post e concentriamoci sul secondo aspetto del problema: individuare il senso della musica nel cinema che non "rappresenta" la realtà, ma "è" realtà, e mi riferisco al cinema documentario.
E' corretto, dal punto di vista est(etico), che la musica apporti quel "di più", quel contenuto emotivo ed esterno, che inevitabilmente crea nello spettatore suggestioni e condizionamenti al limite tra il consapevole e il subliminale? In questo caso la mano del musicista, o del regista che la sceglie e la applica, aggiunge una componente che in origine, nella realtà che si vuole rappresentare, non esiste. Ovviamente questo vale anche per le inquadrature e per il montaggio, ma questi sono elementi indispensabili e costitutivi del linguaggio utilizzato, e molto spesso "trasparenti" per lo spettatore. La musica, a causa della sua peculiarità percettiva, ha un impatto molto più profondo nell'immaginario dell'essere umano, e possiede una forza evocativa ed emotiva che può essere potente quanto e forse più della stessa immagine.
L'argomento è complesso e ne parleremo ancora; se avete delle opinioni al proposito, o esperienze personali, siamo curiosi di conoscerle.
E' corretto, dal punto di vista est(etico), che la musica apporti quel "di più", quel contenuto emotivo ed esterno, che inevitabilmente crea nello spettatore suggestioni e condizionamenti al limite tra il consapevole e il subliminale? In questo caso la mano del musicista, o del regista che la sceglie e la applica, aggiunge una componente che in origine, nella realtà che si vuole rappresentare, non esiste. Ovviamente questo vale anche per le inquadrature e per il montaggio, ma questi sono elementi indispensabili e costitutivi del linguaggio utilizzato, e molto spesso "trasparenti" per lo spettatore. La musica, a causa della sua peculiarità percettiva, ha un impatto molto più profondo nell'immaginario dell'essere umano, e possiede una forza evocativa ed emotiva che può essere potente quanto e forse più della stessa immagine.
L'argomento è complesso e ne parleremo ancora; se avete delle opinioni al proposito, o esperienze personali, siamo curiosi di conoscerle.
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martedì 1 novembre 2011
Realtà e finzione (prima parte)
Entriamo nel merito del rapporto tra musica e realtà. Un interessante argomento riguarda la loro "compatibilità". Ci riferiamo in questo caso all'aspetto estetico del comporre (oppure, dal punto di vista del regista o del montatore, di "applicare") musica per l'immagine.
Il film e la fiction, per loro stessa natura, raccontano delle storie. Per quanto queste possano essere veritiere, o siano addirittura ricostruzioni più o meno fedeli di eventi realmente accaduti, la narrazione e il coinvolgimento emotivo dello spettatore sono incentrati su vicende che "rappresentano" la realtà, sono soggetti, e poi sceneggiature, trasposti sullo schermo.
La funzione della musica in questo contesto è ugualmente narrativa, pur nella infinità di interpretazioni che si possono dare a questo termine. La musica accompagna la storia, ne costituisce riferimento espressivo, ne enfatizza i momenti più significativi, aggiunge o toglie ritmo alla narrazione, diventa elemento costitutivo e (quasi) indispensabile.
Chi fosse interessato ad approfondire l'argomento "musica per film" troverà ottimi saggi, anche in italiano, di Sergio Miceli (Musica per film, Ricordi-LIM, Milano-Lucca 2009), di T.W. Adorno - H. Eisler (La musica per film, Newton Compton, Roma 1975) e di altri studiosi molto più autorevoli di me.
Nella seconda pare del post faremo il confronto con la "realtà" della musica nel cinema documentario.
Il film e la fiction, per loro stessa natura, raccontano delle storie. Per quanto queste possano essere veritiere, o siano addirittura ricostruzioni più o meno fedeli di eventi realmente accaduti, la narrazione e il coinvolgimento emotivo dello spettatore sono incentrati su vicende che "rappresentano" la realtà, sono soggetti, e poi sceneggiature, trasposti sullo schermo.
La funzione della musica in questo contesto è ugualmente narrativa, pur nella infinità di interpretazioni che si possono dare a questo termine. La musica accompagna la storia, ne costituisce riferimento espressivo, ne enfatizza i momenti più significativi, aggiunge o toglie ritmo alla narrazione, diventa elemento costitutivo e (quasi) indispensabile.
Chi fosse interessato ad approfondire l'argomento "musica per film" troverà ottimi saggi, anche in italiano, di Sergio Miceli (Musica per film, Ricordi-LIM, Milano-Lucca 2009), di T.W. Adorno - H. Eisler (La musica per film, Newton Compton, Roma 1975) e di altri studiosi molto più autorevoli di me.
Nella seconda pare del post faremo il confronto con la "realtà" della musica nel cinema documentario.
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